La notizia della scomparsa di Irene era un appuntamento e uno stato d’animo che allontanavo nel tempo perché è la memoria che costruisce i rapporti, li conserva, rievoca e trasmette il bisogno di ritrovarci insieme. C’è le necessità di ricordare per vivere meglio. In quest’epoca tecnologica non è internet, il telefonino, le e-mail che ci collegano tra noi in un rapporto solidale. È la memoria, il valore dei ricordi, un’identità che è un tutt’uno con il passato, che supera la volatilità globale della comunicazione elettronica e diventa fonte inesauribile di riflessione, ci fa riconoscere l’un l’altro, ritrovarci e ritornare a dialogare tra noi.
Nulla eguaglia la memoria delle emozioni che abbiamo vissuto insieme in un susseguirsi di stagioni caratterizzate dalla continuità senza divisioni drastiche e immotivate tra l’una e l’altra. «Ognuna è bella e significativa – scrivevo nella presentazione del volume Il tempo delle Pleiadi che raccoglie le sue poesie – e non solo la giovinezza che pure ha la propria freschezza e le proprie crisi». Irene ha vissuto con fedeltà nel presente per superare l’inerzia e il vuoto interiore e gli riconoscevo l’accettazione della malinconia, della tristezza, dell’abbandono, dell’amarezza, se si vuole, in attesa che si ripresentino in noi le altre stagioni.
Irene ha saputo vivere in pienezza il suo ruolo di Socia e Consigliere del GISM e, come la costellazione delle Pleiadi di cui trenta secoli or sono i navigatori attendevano la levata primaverile prima di avventurarsi sui mari, è stata supporto e guida per tanti soci.
Appassionata frequentatrice di montagna già dal 1948 pratica tutte le specialità alpine e la sua grande passione la porta, con piccozza e ramponi o con gli sci, anche ad innumerevoli viaggi in tutto il mondo dei monti, dal Kashmir alle terre bruciate dell’Africa.
E come se non bastasse, il suo background intellettuale e la sua sensibilità letteraria la fanno eccellere nella letteratura di montagna.
Scrittrice nonché a lungo Vicepresidente del GISM, si impegna verso realizzazioni e certezze fondate sul passato e proiettate vero il futuro.
Il 5 marzo mi scrive un ultimo messaggio: «…Forse lassù ci attende la soluzione dei nostri problemi. Altrimenti, se non l’accetteremo, dovremo vergognarci di fronte alla nostra coscienza. Sono sicura che il coraggio non mi mancherà. Ho finito. Irene».

Grazie Irene. Di tutto!

Dante Colli

Irene Affentranger

 

Per approfondire: ripubblichiamo la Presentazione che Dante Colli scrisse al volume di poesie Il tempo delle Pleiadi (“I Quaderni del Portico”, Carpi 2002).