Da alcuni anni, e soprattutto quest’estate, non si parla d’altro che di overtourism, tornelli, code, influencer, selfie, il tutto con lo sfondo delle montagne, di un lago, di un posto particolare, a volte reso noto da un film o da post sui social media.

In Dolomiti ci sono dei luoghi indubbiamente iconici, come il Lago di Braies, nelle cui acque si specchiano le alte pareti della Croda del Becco, reso ancor più famoso dalla serie TV “A un passo dal cielo” e da anni preso di mira dai cacciatori delle foto di rito con la palafitta del forestale.

Poi il Lago del Sorapis, incastonato nel gruppo delle Marmarole-Sorapis: un lago alpino di incomparabile bellezza, con l’acqua color turchese dominata dalle pareti delle Tre Sorelle, dal Sorapis e soprattutto dal Dito di Dio, un ardito pinnacolo che presenta due prime salite di altissimo livello firmate da Emilio Comici con alcuni compagni. Da almeno una decina d’anni, forse di più, il lago è preso di mira da migliaia di persone ogni giorno, che lo raggiungono dal Passo Tre Croci con un paio di ore di cammino lungo un sentiero non proprio banale, con un fondo quasi sempre umido, con alcuni passaggi attrezzati con fune metallica e alcuni tratti esposti. Una volta al cospetto di tanta bellezza, in barba ai divieti ottimamente segnalati, in molti si immergono nelle acque turchesi, qualcuno ci va con il canotto, poi c’è chi fa volare il drone, fa picnic lasciando in giro immondizia, accende il fuoco, per non parlare delle grida di bambini e di adulti. Quanti, di quelli che fotografano il Dito di Dio che si rispecchia nelle acque del laghetto, sanno che lassù l’8 e 9 settembre del 1936 Emilio Comici, Sandro Del Torso e Piero Mazzorana hanno tracciato una delle prime vie di sesto grado italiane?

In Val Gardena un altro punto panoramico di particolare interesse è il sentiero che conduce al Seceda, una montagna con una vista molto bella delle Odle. Da sempre frequentato da turisti ed escursionisti, nell’estate 2024 il Seceda è stato letteralmente preso d’assalto diventando una meta irrinunciabile per chi si trova a passare per le Dolomiti. Sembra che questo improvviso interesse sia derivato da una foto di Tim Cook di Apple, scattata nell’estate del 2023 e diventata subito virale. Per raggiungere questo punto panoramico il proprietario del terreno su cui passa il sentiero ha posizionato, provocatoriamente, un tornello chiedendo 5 euro. Da qui polemiche a non finire, critiche al proprietario del terreno che però lamenta la maleducazione degli escursionisti che non rimangono sul sentiero ma calpestano i prati e lasciano sporcizia, solo per il gusto di replicare la foto che Apple ha utilizzato per presentare il proprio nuovo apparecchio telefonico.

Il Lago del Sorapis (foto V. De Zordo)

Ma da cosa nasce tutto questo assalto alla montagna?

Torniamo un attimo indietro. Vent’anni fa tutti portavamo nelle nostre escursioni in montagna una macchina fotografica, un rullino da 24 o da 36 foto e prima di scattarne una ci pensavamo su, perché dovevamo averne sempre a disposizione per la cima, per qualche scorcio al rientro o per qualche evento particolare. Giungevamo quasi sempre a casa con il rullino quasi finito, mancavano due o tre scatti prima di finirlo. Poiché svilupparlo costava, sia che fosse completamente pieno o che mancassero due o tre foto, lo consumavamo scattandole al gatto di casa. Per un’escursione dieci-venti foto erano più che sufficienti, anzi a volte anche meno. Realizzare un filmato era invece tutta un’altra cosa, appannaggio solo di pochissimi, appassionati e soprattutto competenti nell’arte della ripresa video oltre che dotati di pesanti e costose attrezzature.

Da vent’anni a questa parte, grazie o a causa degli smartphones, che sembrano fare tutto tranne che telefonare, ognuno di noi è diventato fotografo, filmmaker, tik-toker, insomma siamo tutti – e sottolineo tutti – esperti. Indubbiamente la tecnologia si è evoluta moltissimo, tanto che realizzare un video è diventato una cosa piuttosto semplice, veloce e con risultati più che soddisfacenti.

Ognuno di noi quindi ha oggi in mano uno strumento formidabile, che consente di realizzare di tutto in tempo reale, di catturare immagini ma anche di filmare il camoscio che corre leggero lungo un costone o un’aquila che aleggia nel cielo scrutando il terreno in cerca di una preda.

Con le connessioni internet, poi, tutti siamo collegati con il mondo e grazie o a causa dei social media in tempo reale possiamo pubblicare la foto o il video del posto in cui ci troviamo. Non voglio neanche toccare l’aspetto dell’intelligenza artificiale, con la quale si può creare un video completamente artificiale o modificare una foto, tanto che non si può più nemmeno essere certi che il video che vediamo in rete sia reale.

A cosa dobbiamo quindi questo assalto alle Dolomiti? Immaginiamo che, ad esempio, al Lago di Braies in una qualunque giornata estiva ognuno scatti almeno una trentina di foto e selfie e che immediatamente le spediscano agli amici, le postino su instagram, su facebook o su tik-tok: con afflussi di migliaia di persone all’ora: sono centinaia di migliaia le immagini che circolano in rete e che in modo esponenziale vengono visualizzate dagli amici degli amici, tutti o quasi ammirati dalla bellezza (almeno questo è vero) del paesaggio; quanti di questi vorranno venire a vedere questo lago e a postare a loro volta decine e decine di foto?

Quindi sicuramente, più che l’indubbia bellezza delle Dolomiti o delle Alpi in generale, sono a mio avviso le modernissime tecnologie e l’uso massiccio dei social a creare l’overturism. Ma solo, fortunatamente, in alcuni posti ben circoscritti. Molto più di qualunque costosa campagna pubblicitaria realizzata a livello locale o nazionale.

Un turismo spesso e volentieri maleducato, “mordi e fuggi”, e limitato al selfie, che crea traffico, code, tornelli, ecc., crea anche costi spropositati e difficoltà a chi tra queste montagne ci vive e magari da anni – come il sottoscritto – non solo evita di andare al lago di Braies in estate, dove per contingentare gli accessi occorre pagare 40 euro, di cui 20 euro sono un voucher per acquisti in loco (un interesse privato?), ma rinuncia a salire le splendide montagne che lo attorniano.

Dobbiamo metterci un freno, non tanto per limitare il turismo nelle Dolomiti, i cui paesi di turismo indubbiamente vivono, quanto per avere escursionisti rispettosi dell’ambiente, in cui vanno a trascorrere le loro vacanze, che si riempiano gli occhi, e non solo le sim-card, delle meraviglie della natura.

Vittorio De Zordo